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Katia parla senza freni al suo Pd – intervista a Italia Oggi

Katia parla senza freni al suo Pd – da Italia Oggi 21.11.2018

Katia Tarasconi dice ciò che i big del Pd nascondono «Se andiamo avanti così alle Europee sarà un altro bagno di sangue».

Katia Tarasconi, consigliera regionale del Pd in Emilia Romagna, classe 1973, con doppia cittadinanza, italiana e americana, attacca il gruppo dirigente del Partito democratico, sfidandoli a ritirarsi «tutti»… «è cambiato il mondo e non ve ne siete accorti… Non basta cambiare segretario ogni due anni per rinnovarsi. Ma quali sono i programmi? Servono idee e persone nuove. E invece noi ci consumiamo nelle liturgie di un partito dell’Ottocento, burocratizzati, autoreferenziali, presuntuosi».

Tarasconi, cittadina Usa e italiana, ha strigliato i big del partito che se ne fanno un baj Katia parla senza freni al suo Pc Dice di sé: «Non ho dietro nessuno e non mi aspetto niente DI ALESSANDRA RiCCIARDI

Alle Europee, se andiamo avanti così, sarà un altro bagno di sangue». Katia Tarasconi, consigliera regionale del Pd in Emilia-Romagna, classe 1973, piacentina con doppia cittadinanza, italiana e americana, formazione universitaria negli Stati Uniti con una specializzazione in comunicazione e web engineering, nel giro di poche ore è diventata un personaggio per i media. Da quel discorso all’assemblea del partito democratico di sabato scorso quando, attaccando il gruppo dirigente, li ha sfidati a ritirarsi «tutti» «è cambiato il mondo e non ve ne siete accorti». E nell’intervista con ItaliaOggi rincara la dose: «Non basta cambiare segretario ogni due anni per rinnovarsi. Ma quali sono i programmi? Servono idee e persone nuove. E invece noi ci consumiamo nelle liturgie di un partito dell’Ottocento, burocratizzati, autoreferenziali, presuntuosi». Domanda. All’assemblea ha parlato pochi minuti, e ha fatto notizia. Come se lo spiega? Risposta. Me lo spiego perché ho detto quello che tanti pensano e non hanno voce oppure coraggio per dirlo.

D. Coraggio addirittura?

R. Eh sì. Però le cose che ho detto all’assemblea ho provato a dirle tante altre volte. Sabato l’ho fatto in maniera più diretta.

D. Che reazioni ha avuto?

R. Dai big zero, il mio intervento credo sia stato interpretato come uno sfogo. Tantissimi riscontri positivi invece da iscritti pd, ex elettori, colleghi di consiglio regionale e di sezione. Non può immaginare la quantità di mail che sto ricevendo.

D. Tanti ex elettori?

R. Anche quelli purtroppo, altrimenti il 4 marzo non sarebbe andata com’è andata.

D. Che analisi ha fatto delle ultime elezioni politiche?

R. L’elettore non è più fidelizzato come prima, non ragiona più per appartenenza. Si cercano idee e persone che ti rappresentano al di là dello schieramento politico. Noi siamo un partito ottocentesco, dove regna sovrana la burocrazia. Non rappresentiamo più il cambiamento, non serve a nulla cambiare ogni due anni segretario se poi non c’è un programma. Lo ripeto, servono idee e persone nuove e un nuovo schema di gioco. Andando avanti così, le Europee saranno un altro bagno di sangue.

D. Lei sta attaccando la burocrazia interna, eppure c’è chi ha criticato l’ex segretario Matteo Renzi perché c’era poco partito.

R. Io non dico che non ci siano e non debbano esserci organismi democratici intemi di condivisione e partecipazione, ma oggi sono ridondanti, va trovata una mediazione tra il sistema del niente, dove decidono trecento elettori on line, e il troppo di un partito con segreteria locale, provinciale regionale e nazionale, con tantissimi passaggi che complicano la vita politica interna e le conseguenti decisioni, e che alla fine rendono difficile la partecipazione.

D. Lei ha invitato tutti i candidati alla segreteria del Pd, tutti i vertici a dimettersi. Non le piace è proprio nessuno?

R. Sono tutte persone stimabili, ma ad oggi faccio molta fatica a dire che qualcuno mi rappresenta, aspetto ancora i programmi.

D. Lei è renziana?

R. Lo sono sempre stata, dal 2012 quando a Piacenza al comune ero l’unica che lo sosteneva.

D. Le colpe di Renzi?

R. La colpa principale, quella di non aver ammesso gli errori, l’aver peccato di arroganza. Ma non è tutta colpa sua, è una disfatta collettiva, siamo stati tutti presuntuosi e autoreferenziali come gruppo dirigente.

D. I meriti?

R. Le sue intuizioni sulle riforme, averci portato al 40% alle Europee. Risultato spazzato via dall’eccessiva personalizzazione poi del referendum costituzionale. Ma ripeto, non sono colpe solo sue.

D. La disfatta del 4 marzo nel partito l’avete analizzata, capita?

R. No, se lo avessimo fatto non staremmo a celebrare un congresso di questo tipo, non avremmo aspettato cinque mesi. Dovevamo stabilire anche delle regole che invece non ci sono.

D. Per esempio?

R. Per esempio su chi si può candidare. Nicola Zingaretti è un ottimo presidente di regione, ma proprio per questo può fare anche il segretario del partito? E poi di un partito che sta messo come il nostro? Per rimetterci in piedi serve tanto tempo, tutto il giorno ogni giorno per stare sui territori e ascoltare le persone. Un presidente di regione lo può fare? Non ne abbiamo parlato. E poi programma, idee… niente.

D. La Lega avanza anche da voi in Emilia-Romagna. Come si spiega il successo di Matteo Salvini?

R. Ha cavalcato bene due temi, sicurezza e immigrati, su cui noi siamo arrivati in ritardo. Non si possono combattere le percezioni degli elettori con i numeri. È come rispondere a chi lamenta che ci sono 40 gradi che non è vero, che il termometro ne segna 5.

D. E gli ex elettori pd che le dicono?

R. La sensazione è che si stiano rendendo conto che le promesse fatte da Lega e M5s non saranno mantenute. L’elettorato comincia a capire che difficilmente quello che hanno predicato potrà essere fatto. Il problema è che il giorno che decideranno di non votare più per Lega e M5s siamo proprio sicuri che torneranno a votare per noi? Così come siamo messi adesso? Dovremmo avere più coraggio e ripartire dalle idee.

D. Renzi si sta attrezzando con i comitati civici. Lei partecipa?

R. Ne so poco, penso però che avessero senso nel 2012, oggi mi sembrano la ripetizione di quanto già fatto ma senza la forza della novità di allora.

D. Potrebbero essere la strada per fondare un nuovo partito?

R. Lo stesso Renzi ha sempre detto che dal Pd non esce.

D. C’è chi la paragona alla giovane Debora Serracchiani, ricordando l’intervento del 2009

R. Ma io non ho nessuno dietro. E non mi aspetto niente. ———©Riproduzione riservata——